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Spalletti e Conte, cosa differenzia i due tecnici?

Antonio Conte
Antonio Conte, tecnico dell'Inter

Spalletti e Conte, il nostro pensiero a proposito dei due tecnici

Luciano Spalletti, a partire dall’estate 2017, è diventato il nuovo allenatore dell’Inter. Alla guida dei nerazzurri, seppur non vincendo titoli, ha generalmente espresso una buona condotta di gioco. La qualificazione in Champions League nel maggio 2018, ha premiato un lavoro di crescita: l’Inter dopo anni bui è tornata nella massima competizione europea. Il lavoro di rifacimento inaugurato dal tecnico toscano, ha individuato Antonio Conte come prosecutore. Noi di Tuttointer24 ci siamo interrogati sulle eventuali accomunanze o differenze dei due tecnici.

Il modulo prediletto di Luciano Spalletti trova forma nel 4-2-3-1: a partire da un’idea di calcio prettamente offensiva, l’apparato offensivo si organizza nel lavoro delle ali a sostegno dell’unica punta. Un’accezione di gioco comune a tante squadre: un chiaro esempio fu la Juventus del 2017, la quale attraverso una simile disposizione raggiunse notevoli successi. La fase di costruzione parte dalla retroguardia, sia tramite i centrali che attraverso lo sviluppo degli esterni. La sistemazione della linea intermedia individua un giocatore più basso in zona di regia e due mezze ali: la qualità di Borja Valero permetteva un fraseggio indirizzato al lavoro dei laterali alti. La velocità di Perisic e Candreva innescava infine la solidità di Mauro Icardi, che, nonostante un’ondata di critiche, ha messo a segno 111 gol in 188 presenze.

Lo sviluppo degli esterni è un capitolo comune ad Antonio Conte. L’allenatore leccese gioca con un 3-5-2 ad ampio raggio entro cui tale apporto è fondamentale. Probabilmente, al di là di questo, la prima differenza viaggia sulla concezione realizzativa. La prima variazione dell’ex Juventus, consiste nell’inserimento di una seconda punta ad affiancare il nuovo innesto Lukaku. All’interno di questo discorso si ramifica la rinascita di Lautaro Martinez: il classe 1997 sta finalmente trovando spazio tra le fila dell’Inter.

Da Luciano Spalletti ad Antonio Conte, una breve considerazione sulla fase di non possesso

Luciano Spalletti, nella sua esperienza biennale, ha improntato la fase di non possesso in un 4-4-1-1: Borja Valero alzava leggermente la propria posizione per attuare il recupero della sfera; Perisic e Candeva, d’altro canto, si abbassavano a sostegno del centrocampo. In questo modo la squadra si chiude a guscio al fine di limitare l’avanzata avversaria. Ugualmente, il pensiero di Antonio Conte inquadra l’abbassamento degli esterni alti. Il 3-5-2 si converte in un 5-3-2: da questo contesto si evince un’amplia linea a comporre la difesa e uno scudo centrale composto dagli intermedi. Solamente gli attaccanti si estraniano dalla fase di contenimento.

Una delle debolezze delle recenti stagioni è stata una mancanza di cattiveria e compattezza. L’allargamento delle ali, se sfruttato abilmente dalla causa avversaria, potrebbe comportare uno sfaldarsi dell’intera retroguardia. Il ritrovamento delle motivazioni indotte da Antonio Conte servirà anche per limare alcuni errori di troppo: come ravvisabile nel match odierno col Parma, alcune disattenzioni sono costate caro. Se volessimo essere fiscali, nel primo gol dell’ex Karamoh, la difesa interista, nonostante una netta superiorità numerica, è apparsa indecisa negli ultimi 20 metri. Stesso discorso per quanto riguarda il 1-2 di Gervinho: a discapito di un chiaro 4 v 2, la squadra è apparsa lenta in fase di ripiegamento.

Con questo risultato l’Inter rimane ad un punto dalla Juventus al secondo posto in classifica: le convinzioni del nuovo allenatore dovranno servire da carburante per le partite future. Il treno dello scudetto passa soprattutto da sfide simili, per cui l’attenzione dovrà essere massima.

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