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Lukaku: “All’Inter con Conte oltre i limiti”

Romelu Lukaku torna sulla sua avventura all’Inter in un’intervista all’Indipendent

Conte e Lukaku, Inter
Conte e Lukaku, Inter

E’ un Lukaku che ha voglia di esprimersi, di far comprendere a chi mai aveva creduto in lui che giocatore è diventato oggi. E lo fa con sincerità e trasparenza, soffermandosi sull’avventura in Italia che ha mostrato al mondo le sue qualità tecniche, fisiche e realizzative. L’ex attaccante nerazzurro afferma infatti di sentirsi molto più completo dopo i due anni a Milano con Antonio Conte: “Penso che andare in Italia fondamentalmente abbia mostrato al mondo cosa posso fare. Stare con le spalle al muro è una cosa che ho vissuto sin dalla mia tenera età, per questo non è una novità per me. E’ quello che è, lo accetto. Faccio il mio lavoro in allenamento e in campo, qualunque siano i giudizi delle persone, lascio che parlino. Loro hanno una percezione. Non conoscono me o il lavoro dietro le mie gare. Perderei energie inutili a stare dietro a ciò che pensano gli altri. Non mi interessa davvero“.

Dall’Inghilterra all’Italia

Penso che dovevo lasciare l’Inghilterra per essere il giocatore che sono oggi. Era anche una grande parte del mio piano giocare in diversi campionati. Ho vissuto la Serie A, un campionato in cui avrei sempre voluto giocare ad un certo punto della mia carriera. Andando lì, affronti un diverso tipo di pressione e in modo altrettanto diverso. E’ stato bello. Per quanto riguarda la maturità, è stato sapere cosa serve per vincere e le circostanze in cui è necessario farlo. Ovviamente avevo Antonio Conte lì come allenatore che mi ha aiutato molto e mi ha mostrato cosa serve per vincere, e l’abbiamo fatto nella seconda stagione. Da giocatore è un gioco completamente diverso in Italia. Molto, molto tattico. Spazi ristretti e nella maggior parte dei match hai solo una possibilità, e se non segni diventa molto difficile. Quindi, dal punto di vista dell’efficienza era molto importante, e ho anche imparato a giocare di più con le spalle alla porta e altri aspetti tecnici del gioco che sono davvero fondamentali. E’ stata una bella esperienza“.

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