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Inter: Moratti a Dazn : “Ronaldo il numero uno, la vigilia di Madrid vissuta col terrore”

In uno speciale di tre episodi trasmesso da Dazn l’ex proprietario dell’Inter Massimo Moratti torna sul 5 maggio e sulla vittoria a Madrid

Massimo Moratti, ex presidente dell'Inter
Massimo Moratti, ex presidente dell'Inter

Moltissime le domande fatte nello speciale di Dazn all’ex presidente dell’Inter Massimo Moratti. Un viaggio lunghissimo che parte con l’immensa delusione del 5 Maggio fino all’apoteosi totale del triplete nel 2010.

Il 5 Maggio

Si parte subito con una ferita ancora aperta, quella del 5 Maggio: “La sveglia del 6 maggio è quella in cui dici che è successo qualcosa di inaspettato e terribile, all’ultimo minuto e anche per colpa nostra, per incapacità di affrontare l’ultimo ostacolo. La sicurezza della mia squadra mi aveva fatto arrabbiare, perché erano convinti che la cosa fosse facile. Mi ricordo che “prefesteggiavano” l’eventuale vittoria e la cosa non mi piaceva moltissimo. Feci un gravissimo errore a non scendere negli spogliatoi tra primo e secondo tempo, ma perché ero avvilito in maniera terribile. Nel secondo tempo entrando avevano capito com’era la cosa ma lo stesso tenevano un atteggiamento come se fosse facile. E infatti fini esattamente al contrario con la Lazio che passeggiando e senza fare cose eccezionali ci batté 4-2. Poi magari a Roma non vedi bene la partita ma vedi bene le panchine, quindi vedevi Ronaldo disperato e gli altri giocatori che consideravano come un ostacolo insuperabile. Siamo passati dall’eccessiva sicurezza alla disperazione. Chiaro che la partita non andava persa. Questo mi ha aiutato a capire che quella era una situazione in cui non avevo troppe difese, dovevo solo chiedere scusa. Cosi ho fatto e abbiamo fatto tutti, tutta la squadra. E poi quando tocchi il fondo c’è qualcosa che ti spinge e ti dice che da adesso in poi andrà certamente bene. Quel periodo ho saputo anche apprezzarlo. E’ una preoccupazione costante a cui ti abitui e viene lenita dal fatto che hai la passione. Quella passione ti fa dire andiamo avanti e facciamo qualcosa di nuovo e straordinario. Ti senti sempre in dovere, l’importante è sentire sempre il senso del dovere che ti mette in condizione di essere sul pezzo. Ma vivi sempre volendo rispondere alle aspettative dei tifosi

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Ronaldo

Proprio sul protagonista in negativo di quel 5 maggio, Moratti si sofferma: “Ronaldo era il numero uno in quel periodo. Ho pensato che ci fosse la possibilità di tentarla. Io ero appena arrivato, da un anno. Credo che gli altri presidenti non pensassero nemmeno che potessi farlo. Gli altri credevano forse che fosse impossibile. Lo avevo conosciuto perchè era venuto a trovarmi a Milano con la sua fidanzata quando era al PSV.”

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Il successo di Madrid

Tanti dolori nella presidenza di Moratti, premiati con la gioia immensa per la conquista del triplete. L’ex patron si sofferma sulla serata di Madrid: “Il giorno prima della finale vivevo veramente col terrore. Mi dicevo: ‘ Mi sta vendendo una colica renale e domani non vedo la partita…’. E allora ero li che facevo il sacrificio classico. ‘Non vado alla partita, l’importante è vincere‘. Poi fortunatamente non mi venne del tutto e alla partita andai. A Madrid quello che era meraviglioso era vedere la risposta dei tifosi, una risposta commossa, non solo di grande felicità che generavano i giocatori. La prima cosa che pensai fu naturalmente legata a mio padre e al fatto che il destino avesse voluto che le Coppe dei Campioni fossero legate alla nostra famiglia ed era una cosa altrettanto bella che mi faceva piacere. La differenza tra l’alba del 6 maggio e quella di Madrid fu notevole. C’era la decisione di andare a Milano o stare li. Mi sembrava antipatico pensare che non essendoci Mourinho andavo io a prendermi tutti gli onori di una vittoria che era da dividere. Io me ne rimasi a Madrid e fu molto rilassante perché era piacevole poter camminare pensando che era andata, era successo qualcosa di bellissimo e te lo stavi godendo per conto tuo, con la famiglia e che il mattino dopo sarebbe stato meraviglioso. Poi la festa continuò per qualche giorno.”

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