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Inter, il tuo Dna è immutabile: Conte non lo ha ancora capito

Antonio Conte, allenatore dell'Inter
Antonio Conte, allenatore dell'Inter (@imagephotoagency)

Adenina, timina, citosina e guanina. Così recita il DNA umano alla voce basi azotate: esso è immutabile ed è la struttura che ogni umano possiede all’interno del proprio organismo. Ma chi ha detto che solo ciò che è umano ha il DNA? Anche l’Inter, pur presentando non esteriormente le simbiosi umane, ha una propria struttura genetica. La base principale che  mai e poi mai potrà essere tolta alla Beneamata è la pazzia. Antonio Conte, massimo studioso e maestro di calcio, probabilmente non ha ancora afferrato il concetto.

L’Inter non è la Juventus, non è il Chelsea e neppure l’Italia. Ogni esperienza vissuta dal tecnico salentino è stata accompagnata dalla continuità. La continuità in questione, oltre che in tema di risultati, era di prestazioni; in tutte le squadre allenate prima dei nerazzurri la partita non offriva mai colpi di scena, se le squadre di Conte andavano in vantaggio la portavano a casa senza patemi. Il furore agonistico rimane anche all’Inter, ma la pazzia di cui tanto voleva fare a meno l’ex Ct non è scomparsa, anzi. D’altronde quale essere umano sarebbe in grado di vivere senza una delle basi azotate?

Antonio Conte, allenatore dell'Inter
Antonio Conte, allenatore dell’Inter

Inter, la pazzia rimane: Conte non l’ha debellata

No pazza Inter, no more” così diceva Antonio Conte il giorno della presentazione all’Inter, stringendo la mano a Steven Zhang. Eppure, a distanza di ormai un anno e mezzo dal suo approdo, quel morbo tanto spaventoso e che mai si sarebbe voluto trovare come nemico, è ritornato all’Inter, anzi probabilmente non l’ha mai abbandonata perché è componente essenziale della sua storia. Non è bastato rimuovere “Pazza Inter Amala” all’ingresso dei giocatori per evitare il saliscendi di emozioni a cui siamo abituati. La prima parte della scorsa stagione sembrava davvero una squadra normale, con tante vittorie e poche sofferenze, ma il primo campanello d’allarme squillò a Dortmund con l’incredibile rimonta subita dai gialloneri, sotto fino a quel momento di due reti.

Due mesi più tardi con il Milan un’altra partita assolutamente folle: in svantaggio di due reti alla fine del primo tempo la rimonta fu completata vincendo per 4-2. Quest’anno è stato sin dalla prima un turbinio di emozioni, vittoria illogica per 4-3 alla prima giornata con la Fiorentina, pareggio funambolico con il Borussia Monchengladbach con una partita che sembrava persa, pareggio altrettanto da batticuore con il Parma agguantato al 90′ dopo l’iniziale vantaggio ducale. Sconfitta a Madrid per 3-2 dopo aver ripreso la partita per i capelli dopo l’iniziale svantaggio per 0-2, ieri la grande rimonta con il Torino che fino al 60′ era avanti di due reti salvo poi essere ripreso e sconfitto per 4-2. Conte, insomma, per eliminare definitivamente la pazzia dovrà fare qualcosa in più.

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