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Inter, ESCLUSIVA Robbiati: “Spadino, ecco perché! Conte e Mourinho, stessa mentalità. Derby equilibrato, ma…”

Monza, Fiorentina, Napoli e Inter tra le altre: una carriera importante quella di Anselmo Robbiati, intervenuto ai nostri microfoni per raccontarci qualche aneddoto del passato, con un occhio sempre rivolto all'Inter del presente e ad un derby ormai alle porte

Il dodicesimo uomo, lo spaccapartite, l’asso nella manica da gettare nella mischia nel momento più opportuno. Un macigno enorme sulle spalle rappresentato dalla responsabilità di entrare a freddo e cambiare il corso degli eventi con un gol o una giocata. Non basta la sufficienza quando c’è un risultato da ribaltare: ti alzi dalla panchina e sai benissimo di non poter essere mai banale, di non avere la possibilità di sbagliare e di dover sfruttare ogni singolo minuto a disposizione per metterti in evidenza e far ricredere il tuo allenatore.

Un profilo alla Julio Ricardo Cruz o alla Alvaro Recoba, giocatori che hanno costruito la propria carriera sulla capacità di essere decisivi a prescindere dai minuti giocati. Un po’ come Anselmo Robbiati, o Spadino che dir si voglia. Tecnica sopraffina, mancino fatato e preziosa risorsa per Monza, Fiorentina, Napoli, Perugia, Ancona, Grosseto, ComoFigline. Un po’ meno per l’Inter, avventura di passaggio per il talento di Lecco che, in nerazzurro, è approdato nel 2000, stagione condizionata dal passaggio di consegne tra Marcello Lippi e Marco Tardelli. Intervenuto in esclusiva ai nostri microfoni, proprio Robbiati si è reso protaognista di un piacevole tuffo nel passato e di un’analisi del presente e del futuro dell’Inter a poche ore dall’attesissimo derby di Milano.

Dalle giovanili fino all’esordio in Serie C1, il tuo nome è legato indissolubilmente a quello del Monza. Una crescita costante fino alla consacrazione nella stagione 1991/1992 con la promozione in Serie B. Che ricordi hai del tuo esordio?

“Ho un bellissimo ricordo di quella prima stagione, durante la quale ho avuto la possibilità di esordire e di contribuire alla vittoria del campionato e alla risalita del Monza in Serie B. Quell’anno 12 presenze e, all’ultima giornata, quella della possibile promozione, ho giocato da titolare. Grandi emozioni, non me l’aspettavo, anche perché in quella squadra c’era gente del calibro di Casiraghi e giocatori esperti come Saini, Fontanini e Bolis. Nonostante questo, mister Frosio mi ha dato la possibilità di giocare in prima squadra e di farmi debuttare a soli 17 anni.

Pierluigi Frosio, ex allenatore del Monza
Pierluigi Frosio, ex allenatore del Monza

Spadino, un soprannome che ti ha accompagnato per tutta la carriera. Com’è nato?

“Purtroppo è vero, anche perché non mi piaceva molto (ride ndr). In quegli anni andava in onda il telefilm Happy Days. Io avevo un giubbotto di pelle, lo Schott, e i capelli gellati. Un giorno Stroppa, mentre mettevo il gel sui capelli, mi disse che assomigliavo a Spadino, il cugino di Fonzie. Poi la cosa arrivò ai giornali, ma quando passai alla Fiorentina pensai di essermi messo questo soprannome alle spalle. E invece, me lo sono portato dietro per tutta la carriera”.

Poi il salto di qualità, il trasferimento alla Fiorentina. A 23 anni cosa si prova ad allenarsi e a condividere lo spogliatoio con mostri sacri come Batistuta e Rui Costa?

“Il salto è stato enorme per me. E’ anche vero che l’ultima stagione avevo fatto molto bene e il Monza mi aveva avvertito che c’erano alcune società che mi seguivano. Era giunta l’ora di cambiare, ci sono dei momenti in cui devi metterti in gioco per capire se sei in grado di stare in certe realtà. La Fiorentina era scesa in Serie B e Ranieri, ai tempi allenatore della Viola, aveva chiesto al club calciatori che conoscessero la categoria. Adrenalina a mille, mi ricordo che non vedevo l’ora di iniziare quella stagione per potermi allenare con quei campioni, perché c’è sempre da imparare da questi calciatori. Vedi Batistuta, Effenberg (secondo me, in quel periodo, uno dei più forti anche se non ha avuto una storia a lieto fine con la Fiorentina) o ancora Baiano, Toldo, Carnasciali. Poi, al ritorno in Serie A, altri grandi acquisti come Rui Costa, Cois, Amoruso, la società voleva crescere e andava a prendere giocatori sempre più forti”.

Anselmo Robbiati, ex giocatore della Fiorentina
Anselmo Robbiati, ex giocatore della Fiorentina

Entra Robbiati, qualcosa succederà. Come Cruz o Recoba, quanto può essere complicato ricoprire il ruolo del dodicesimo uomo?

“Un ruolo molto complicato, devi sempre stare concentrato e, molte volte, giochi con l’arrabbiatura di essere partito dalla panchina. Io questo sentimento riuscivo a trasformarlo in energia positiva e, fortunatamente, avevo dalla mia parte un allenatore, Claudio Ranieri, che ha saputo gerstirmi. Sapeva quando farmi partire da titolare e quando farmi entrare a partita in corso. In ogni caso, quello del dodicesimo uomo, rimane un ruolo difficile, perché in 10-15 minuti devi dimostrare sempre qualcosa e perché mantenere una condizione fisica accettabile non è per nulla semplice. Anche da un punto di vista psicologico, tanto che pensavo spesso ‘Entro, faccio la differenza e la prossima volta tocca di nuovo a me andare in panchina’. Devi essere bravo a resettare tutto ogni volta.

Al posto giusto nel momento sbagliato. Sei arrivato all’Inter in una delle stagioni più complicate a livello organizzativo, con il passaggio di consegne immediato tra Lippi e Tardelli. Questa situazione può aver influenzato, come ci ha detto Macellari in esclusiva, la tua avventura in nerazzurro?

“Non penso che questa situazione mi abbia influenzato più di tanto. Dopo l’esperienza al Napoli, sono arrivato all’Inter per delle circostanze particolari di mercato. I nerazzurri non cercavano un Robbiati, è successo tutto in modo abbastanza casuale. Sapevo che, in mezzo a tanti giocatori così importanti, avrei trovato ancora più difficoltà ad affermarmi e a trovare spazio. Certo è che ero felicissimo di arrivare a Milano, perché da piccolo ero tifosissimo dell’Inter e mio padre stesso ha indossato la maglia nerazzurra. Mi sono trovato benissimo ed è stata una bellissima esperienza, nonostante tutte le panchine e una mezza presenza in Coppa Italia prima di passare, a gennaio, a Perugia”.

Tempo di derby, tempo di Inter-Milan. L’anno scorso due vittorie per i nerazzurri: vedi quest’anno una partita più equilibrata? 

“Sì, vedo una partita più equilibrata. Il Milan ha acquisito una certa consapevolezza nei propri mezzi, ha trovato il modulo giusto e i giocatori stanno dimostrando, da dopo il lockdown, di saper abbinare gioco e risultati. Un derby, secondo me, tiratissimo, anche perché l’Inter ha questo problema non indifferente dei contagi, che le ha tolto il vantaggio della panchina lunga. In ogni caso sono sempre dalla parte dell’Inter, penso che i nerazzurri siano favoriti.

In una recente intervista Vieri ha accostato Antonio Conte e José Mourinho. Conte come Mourinho, Hakimi come Maicon, Lukaku come Milito. Eresia o vedi analogie con l’Inter del Triplete, se non negli uomini nell’atteggiamento?

“Come atteggiamento e motivazioni sicuramente. Questa squadra sembra aver assorbito perfettamente la mentalità di Conte, si vede un’Inter che va in campo per vincere di forza tutte le partite. La rosa c’è, anche Hakimi sta dimostrando di essere un giocatore importante e credo che la squadra dia davvero pronta a dare noia alla Juventus”.

Antonio Conte, allenatore dell'Inter
Antonio Conte, allenatore dell’Inter

Barella devastante (ancora una volta) in Nazionale. Può essere lui l’uomo in più di questa Inter?

Incarna perfettamente gli ideali di Conte, tanto che l’allenatore non se ne priva praticamente mai. E’ un giocatore completo, è cresciuto molto sia sotto il profilo della quantità che della qualità e con l’Italia di Mancini si è visto. Insomma è diventato assolutamente indispensabile per l’Inter, onore a lui che ha avuto la forza di crescere e migliorarsi ulteriormente. L’allenatore è importante, ma poi è il giocatore che deve sempre scegliere se fare quel passo in più”.

Nicolò Barella, centrocampista dell'Inter
Nicolò Barella, centrocampista dell’Inter

Per finire, chi è oggi Anselmo Robbiati?

“Oggi ricopro il ruolo di responsabile tecnico della scuola calcio Valdarno Football Club e, al tempo stesso, faccio l’istruttore dei Pulcini. Quindi continuo a divertirmi con il calcio, il campo non l’ho mai abbandonato”.

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