Inter-Barcellona, superstiti e riserve come scapoli vs ammogliati

Inter-Barcellona, a San Siro vincono i rimpianti

“Le formazioni sono sempre molto ridotte: ritardi, defezioni, proibizioni di madri, spose e medici curanti”, comincia così la straordinaria cronaca della partitissima tra scapoli e ammogliati. Si gioca su un campo disastrato e, neanche a dirlo, sotto la direzione “attenta” del Ragionier Filini. Risultato finale: 3 infarti a 2 annegati per gli ammogliati e tutti a casa a prendere un tè caldo, come direbbe il buon Caressa. Una scena epica della comicità italiana, targata Fantozzi. Non avranno sicuramente tanta voglia di festeggiare e sbellicarsi dalle risate i tifosi dell’Inter, che avevano sognato un’impresa con i controfiocchi e, invece, all’indomani del match contro il Barcellona, si ritrovano ancora una volta con un pugno di mosche in mano.

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Fuori dalla Champions League contro le riserve del Barcellona, così recitano i titoli dei principali quotidiani sportivi. Ed è parzialmente vero, perché i blaugrana, forti del primo posto del girone, si sono presentati a San Siro senza i vari Messi, Piquè, Suarez, De Jong e Ter Stegen. Ma anche questa rischia di diventare un’analisi semplicistica perché, a dir la verità, le seconde linee blaugrana non possono ragionevolmente essere considerate inferiori ai superstiti nerazzurri.

Inter-Barcellona, rosa ridotta e infortuni fermano la corsa di Conte

Antonio Conte
Antonio Conte, allenatore dell’Inter

Inter-Barcellona come “Scapoli vs Ammogliati” anche per un altro particolare: la stanchezza. Forse è un po’ esagerato parlare di “primi drammatici sintomi di collassi cardio-circolatori”, come fa Fantozzi al 12′ del primo tempo, ma è anche vero che Lukaku e compagni sono arrivati sfiniti all’appuntamento più importante. Un appannamento dovuto, in primis, ai molteplici infortuni che hanno obbligato Conte a schierare, da due mesi a questa parte, la stessa formazione. Soltanto tre centrocampisti disponibili e due attaccanti di ruolo, se si escludono il giovanissimo Esposito e il riadattato Politano.

Borja Valero e Vecino contro Vidal e Rakitic, un confronto che non regge e una provocazione bella e buona. Alla faccia del Barcellona B. Oltretutto la provocazione diventa insostenibile se si pensa che il cileno e il croato rappresentano i due principali obiettivi del calciomercato dell’Inter. Se poi, da una parte, entrano Politano e Lazaro e, dall’altra, Suarez e De Jong, i conti cominciano a tornare. E se ci fossero stati Sensi e Barella in mezzo al campo? Difficile dirlo ma, senza creare ulteriori alibi, la musica sarebbe certamente cambiata.

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Una partita contraddistinta da tanti errori, frutto dell’eccessiva frenesia e di una conclamata stanchezza. Godin, sul primo gol, è sembrato un Fantozzi qualunque che, tra le maledizioni degli ammogliati, insacca il pallone nella propria porta sugli sviluppi di un’innocua rimessa dal fondo. E gli errori sottoporta di Lukaku? Accostabili alla punizione calciata dal ragionere più famoso della televisione italiana: pallone mancato e tripla capriola carpiata prima di finire con il sedere per terra. Così l’epilogo non poteva essere diverso e, diciamocelo inter nos, forse l’Europa League può essere la dimensione più adatta per un’Inter che deve ancora faticare per riconquistarsi un posto d’onore al tavolo delle grandi d’Europa.

Ed ecco perché parlare di una sconfitta maturata contro le riserve del Barcellona risulta leggermente ingrato nei confronti di una squadra che, fino a questo momento, ha preso coscienza dei suoi limiti, se ne è letteralmente fregata e li ha ampiamente superati, gettando il cuore oltre l’ostacolo. In campionato così come in Champions League.

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